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Petrolio +1,5% dopo minacce iraniane a raid Usa

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Petrolio +1,5% dopo minacce iraniane a raid Usa
Photo: Arturo Añez · Unsplash
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I prezzi del petrolio sono saliti il 30 luglio 2026 dopo che gli Stati Uniti hanno condotto estesi attacchi contro l'Iran e il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniano ha minacciato un'ulteriore escalation. I futures del Brent greggio sono aumentati dell'1,5% a 92,10 dollari al barile, mentre i futures del West Texas Intermediate statunitense sono avanzati dello 0,9% a 85,23 dollari al barile. I raid, definiti dal Comando Centrale USA una "potente risposta" ai tentativi iraniani di attaccare le forze americane, hanno colpito decine di siti del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche in tutto l'Iran, inclusi centri di comando militari, impianti per missili e droni, e siti di sorveglianza e difesa costiera. L'operazione è durata due ore ed è seguita a un avvertimento dell'ex presidente Trump, che il 29 luglio 2026 aveva dichiarato a un reporter della Fox News che l'Iran "avrebbe preso una batosta". Il conflitto, iniziato a fine febbraio, ha interrotto il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz e causato volatilità sui mercati petroliferi. I diplomatici avevano precedentemente sospeso le ostilità per consentire colloqui di pace, ma gli ultimi raid hanno infranto le speranze di de-escalation. I trader ora guardano alla riunione dell'OPEC+ di domenica, in cui il gruppo dovrebbe annunciare un aumento dell'offerta di 188.000 barili al giorno per settembre. Gli strateghi di ING hanno notato in una nota di mercoledì che l'incertezza sulla politica del gruppo, inclusa la potenziale opposizione alle quote di produzione, persisterà fino al 2027.

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