Cybersicurezza

L'ondata di ransomware lascia le vittime a soppesare le opzioni di pagamento

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Quasi la metà delle aziende colpite da attacchi ransomware finisce per pagare il riscatto per riottenere l'accesso ai propri dati o sistemi, secondo una ricerca del 2025 dell'azienda di cybersecurity Sophos. Lo studio ha anche rilevato che l'importo medio richiesto dagli hacker è in aumento, mettendo le vittime in una posizione sempre più difficile.

Le aziende di tutte le dimensioni sono colpite, ma le piccole e medie imprese sono particolarmente vulnerabili. La decisione di pagare o meno comporta significative conseguenze finanziarie e operative, poiché pagare non garantisce il recupero dei dati e potrebbe incoraggiare ulteriori attacchi.

In risposta alla crescente minaccia, alcuni governi stanno muovendosi per vietare i pagamenti dei riscatti. Il Regno Unito, ad esempio, sta avanzando una legislazione che vieterebbe agli enti del settore pubblico e alle organizzazioni di infrastrutture nazionali critiche—inclusi il Servizio Sanitario Nazionale, i consigli locali e le scuole—di effettuare pagamenti agli hacker.

Gli hacker di ransomware sono diventati più sofisticati nel tempo, prendendo di mira attentamente le loro vittime e chiedendo somme più elevate. Il rapporto Sophos evidenzia le tattiche in evoluzione dei criminali informatici, che ora conducono estese ricognizioni prima di lanciare gli attacchi.

La proposta di divieto del Regno Unito riflette un dibattito più ampio sul fatto che pagare i riscatti alimenti l'ecosistema ransomware. Se approvata, potrebbe costringere le organizzazioni colpite a fare affidamento su backup e piani di risposta agli incidenti invece di cedere alle richieste. La mossa potrebbe anche influenzare altri paesi che stanno considerando misure simili per frenare l'ondata di ransomware.

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